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Soluzioni informatiche

Soluzione schermata blu windows 10 (KB5000802)

Nelle ultime 24/48 ore una quantità enorme di client con windows 10 ha ricevuto un aggiornamento “killer” che di fatto ha causato la comparsa continua di schermate blu di errore riportando errori con stop code: APC_INDEX_MISMATCH.

Questi errori sono generati da un aggiornamento che va in conflitto con alcuni e driver di stampa, e sono afflitte molte versioni di windows indipendentemente dall’anzianità della macchina.

Ad ora, Microsoft non ha fornito nessun fix, pertanto l’unico modo per ripristinare la situazione nelle macchine affette da questo problema è disinstallare l’aggiornamento incriminato.

Per effettuare il rollback, è necessario andare nel menu di avvio> selezionare Sistema Windows> Pannello di controllo> Programmi e funzionalità> Visualizza aggiornamenti installati. Una volta qui, individuiamo l’aggiornamento KB5000802 e premiamo Disinstalla.

Una volta disinstallato tale aggiornamento e riavviando la macchina, il problema dovrebbe scomparire.

Nel caso in cui non trovaste il numero di aggiornamento, è probabile che in ogni caso il pacchetto incriminato sia l’ultimo installato tra l’11 e il 12 di Marzo.

Nei pc dove l’errore non si verifica, non è necessario effettuare alcuna procedura.

News

Brexit: il punto sulle conseguenze per la protezione dei dati

Dal 1° gennaio 2021 il Regno Unito ha lasciato definitivamente l’Unione europea: si è completato il processo cosiddetto di “Brexit”. Quali sono le conseguenze in termini di protezione dati?

Per quanto riguarda i flussi di dati verso il Regno Unito, che è diventato dunque un Paese terzo, bisogna fare riferimento all’Accordo commerciale e di cooperazione stipulato il 30 dicembre 2020 fra Regno Unito e Unione europea. Tale accordo prevede, tra l’altro, che il Regno Unito continui ad applicare il Regolamento europeo sulla protezione dei dati per un ulteriore periodo di massimo 6 mesi (quindi fino al 30 giugno 2021). Di conseguenza, in questo periodo qualsiasi comunicazione di dati personali verso il Regno Unito potrà avvenire secondo le medesime regole valevoli al 31 dicembre 2020 e non sarà considerata un trasferimento di dati verso un paese terzo.

Nel frattempo la Commissione europea e il Governo UK si sono impegnati, sempre in base all’Accordo, a lavorare su reciproche decisioni di adeguatezza che consentano di proseguire i flussi di dati senza interruzioni, anche successivamente al periodo transitorio sopra ricordato. Se così non fosse, si applicheranno tutte le disposizioni del Capo V del GDPR, che richiedono l’esistenza di garanzie adeguate (clausole contrattuali tipo, norme vincolanti d’impresa, accordi amministrativi, certificazioni, codici di condotta) per trasferire dati dall’Ue (più esattamente dal SEE, lo spazio economico europeo) verso un Paese terzo non adeguato, oppure ammettono alcune deroghe in assenza di garanzie adeguate (consenso esplicito dell’interessato, interesse pubblico di uno Stato membro del SEE, ecc.), ma solo in via residuale e secondo un approccio molto restrittivo.

Per quanto riguarda eventuali contenziosi o reclami transfrontalieri in materia di protezione dei dati con titolari o responsabili del trattamento stabiliti nel Regno Unito, dal 1° gennaio 2021 al Regno Unito in quanto Paese terzo non sarà più applicabile il meccanismo dello “sportello unico” (one stop shop) che disciplina questi contenziosi fra i paesi del SEE. In sostanza, le imprese con sede nel Regno Unito non potranno più beneficiare della possibilità di rapportarsi con un’unica Autorità “capofila” (ossia, l’Autorità competente per lo stabilimento principale o unico nel SEE) per i vari obblighi previsti dal Regolamento europeo. Per poter continuare a godere dei benefici dello sportello unico, dovrebbero infatti individuare un nuovo stabilimento principale in uno Stato membro del SEE.

In ogni caso, dal 1° gennaio 2021 i titolari e i responsabili del trattamento con sede nel Regno Unito che siano soggetti all’applicazione del GDPR ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, sono tenuti a designare un “rappresentante” nel SEE a norma dell’articolo 27 sempre del GDPR. Tale rappresentante può essere contattato dalle Autorità di controllo e dalle persone interessate per qualsiasi questione relativa alle attività di trattamento al fine di garantire il rispetto del GDPR. Resta sempre ferma la possibilità per gli interessati che si trovano all’interno nostro Paese – ed i cui dati sono trattati per l’offerta di beni e servizi o per il monitoraggio del loro comportamento da parte di titolari stabiliti nel Regno Unito – di rivolgersi al Garante per la tutela dei loro diritti.

Fonte ufficiale: garanteprivacy.it

Smart Working

Lo SmartWorking realmente smart

Il covid 19 ha profondamente cambiato il modo di vivere l’azienda e lavorare per tutte quelle realtà che hanno potuto fronteggiare l’emergenza sanitaria modificando le loro consuetudini lavorative con nuove modalità operative.

Il vero problema che le aziende si portano dietro e che non è immediatamente percepito è che lo Smart Working non è l’utilizzo di un pc sempre acceso con un programma free di teleassistenza h24 a disposizione.

Una soluzione di questo tipo, porta con sé numerosi problemi:

– problemi legati alla gestione dei dati personali

– esposizione a possibili data breach

– esposizione delle macchine ad attacchi di brute force

– zero tracciabilità delle operazioni effettuate

– dati aziendali a disposizione di un pubblico imprecisato

– non conformità rispetto agli standard ISO che coinvolgono le attività di trattamento sicuro dei dati.

 

Per le aziende di piccole e medie dimensioni, integrare lo smart working nei propri processi operativi è una valida opzione di sviluppo nonché di sicurezza operativa in tempi di protocolli anti covid 19, purché questa implementazione sia fatta nel modo giusto.

L’integrazione di sistemi di firewall, di vpn, non richiede costi esosi né tempistiche proibitive, ma permette piuttosto di garantire un accesso sicuro ai dati aziendali, un accesso dall’esterno attraverso accessi loggati e soprattutto ESCLUDIBILI in modo selettivo, attraverso protocolli di sicurezza sicuri e crittografati anche attraverso dispositivi come smartphone e tablet.

L’utilizzo attraverso sistemi adeguati permette inoltre di essere al riparo da possibili sanzioni per non conformità in ambito di prescrizioni GDPR sulla protezione dei dati personali, che in questo momento, con la circolazione di autocertificazioni, registri di temperatura e quan’altro sono più che mai esposti a violazioni.

Per venire incontro alle esigenze delle PMI, abbiamo pensato pacchetti ad hoc che comprendano adeguamento sia dei sistemi informatici sia della parte di compliance normativa, usufruibili anche attraverso il noleggio operativo che permetta quindi la rateizzazione dei servizi.

Per maggiori informazioni si richiede l’invio di una mail ai recapiti nella sezione contatti.